| "Perché non possiamo essere cristiani" di Piergirgio Odifreddi |
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| Domenica 23 Novembre 2008 21:47 | |
“Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)"Di Piergiorgio Odifreddi.Ed. Longanesi
Avvertenze: è sconsigliata vivamente la lettura a moralisti, religiosi intolleranti, integralisti cattolici, dogmatici intransigenti, credini e iddioti (termini intesi nel senso illustrato da Piergiorgio Odifreddi). La prudente premessa è necessaria per tutelare i nervi dei lettori più suscettibili e avvezzi all’acredine. In altri tempi si sarebbe rischiata la scomunica, la messa all’indice, la tortura da parte della Santa Inquisizione o la condanna a morte per impiccagione. Fortunatamente il Vaticano ha contemplato la pena di morte nella sua Legge Fondamentale solo fino al 1969 per poi depennarla definitivamente solo nel 2001. A divulgare questa e molte altre informazioni è Piergiorgio Odifreddi: docente di matematica all’università di Torino, ricercatore, scrittore e autore del libro intitolato “Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)”. Come in una Via Crucis l’autore passa attraverso diverse stazioni (Genesi, Esodo, i Comandamenti ecc.) con l’intento di mostrare candidamente che non tutto va per il meglio nella migliore delle fedi possibili. I livelli di analisi critica sono fondamentalmente tre: in primo luogo vengono messi in luce i vari rimaneggiamenti compiuti durante la traduzione letterale del testo biblico. Per esempio il versetto che tutti conoscono «In principio Dio creò il cielo e la terra» in realtà risulterebbe, traducendolo alla lettera, «In principio gli dei creò il cielo e la terra». Mal accordandosi un soggetto plurale con un verbo singolare pare un truismo la necessità di correggere la frase. Al dio della grammatica sono stati sacrificati gli dei creatori del cielo e della terra. Un altro esempio è la traduzione del sanctus che oggi recita: «Santo, Santo, santo è il Signore dell’Universo» mentre la traduzione letterale risulta essere: «Santo, Santo, santo è il Signore degli eserciti». Il secondo versante critico è quello storico e riguarda la perplessità sulla reale esistenza di personaggi ed eventi. La credibilità delle fonti cosiddette storiche sarebbe inficiata dalla non contemporaneità con i fatti avvenuti e dalla non terzietà rispetto all’argomento trattato, ciò che in sociologia si chiama osservatore partecipante. In buona sostanza, può un evangelista, vissuto come minimo cinquanta anni dopo la morte di Gesù, essere considerato una fonte storica imparziale della vita del Messia? Infine il terzo criterio di analisi è strettamente di carattere logico. Odifreddi evidenzia le incongruenze, le contraddizioni interne e le asincronie temporali facilmente riscontrabili nel testo biblico. Il concetto stesso di fede implica l’adesione alla Verità rivelata non certo per la sua logica evidenza ma, appunto, per la sua intrinseca autorità derivante da Dio rivelatore. Con una certa chiarezza, però, emerge che la verità rivelata sia stata parecchio rimaneggiata, nel corso dei secoli, da menti dagli istinti e scopi molto terreni, scopi che ben si attagliano alla necessità di controllo per il mantenimento del potere e dei privilegi. Il settimo comandamento (per la corretta numerazione dei comandamenti invitiamo alla lettura del libro) dice: «Non commettere adulterio» (Esodo XX, 14). Se questa è realmente la parola di Dio, o degli dei se si traduce correttamente il termine Elohim, allora ci si può chiedere a giusta ragione perché l’uomo ha riformulato il comandamento nella versione «Non commettere atti impuri». In questo modo ogni atto contro la castità, eccetto quello a fini esclusivamente procreativi, diviene peccaminoso, la qual cosa dovrebbe molto importare al credente, ma non dovrebbe pesantemente condizionare la legislazione di uno stato laico. Rimane il fatto che l’elemento più importatane per la sopravvivenza di una religione è la connivenza con il potere politico. Non si tratta, ovviamente, di fare di ogni erba un fascio, benché la Chiesa Cattolica sia riuscita nel corso del Novecento, e non solo, a fare con ogni fascio un concordato. Della natura molto umana delle scelte politiche della Chiesa, della gestione del patrimonio, dei finanziamenti, dei privilegi economici e dei proventi esentasse si occupa la seconda parte del volume di Odifreddi che, se non proprio rivelatrice, è per lo meno chiarificatrice riguardo al... “perché non possiamo essere cristiani”.
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Avvertenze: è sconsigliata vivamente la lettura a moralisti, religiosi intolleranti, integralisti cattolici, dogmatici intransigenti, credini e iddioti (termini intesi nel senso illustrato da Piergiorgio Odifreddi). La prudente premessa è necessaria per tutelare i nervi dei lettori più suscettibili e avvezzi all’acredine. In altri tempi si sarebbe rischiata la scomunica, la messa all’indice, la tortura da parte della Santa Inquisizione o la condanna a morte per impiccagione. Fortunatamente il Vaticano ha contemplato la pena di morte nella sua Legge Fondamentale solo fino al 1969 per poi depennarla definitivamente solo nel 2001. 



